Comportamenti strategici e contagio nella crisi dell’eurozona



Il differenziale di rendimento tra BTP italiani e BUND tedeschi a 10 anni comincia a crescere dal mese di aprile del 2011. Il 12 aprile 2011 il Fondo monetario internazionale presenta il World Economic Outlook di primavera che non contiene notizie particolarmente negative per i conti pubblici italiani (1) mentre registra che il deficit pubblico degli US (-10,8%) è il secondo più alto tra le economie maggiormente sviluppate. Pochi giorni dopo, l’agenzia di rating Standard & Poor, pur mantenendo la tripla A, declassa per la prima volta nella storia le previsioni per i titoli del debito US da stabile a negativo. A gennaio il segretario al Tesoro Tim Geithner aveva dichiarato «Un default, guardando a come stanno le cose, è assolutamente possibile e sarebbe un evento catastrofico».

La scena economica internazionale, durante il primo trimestre del 2011, era dunque dominata da questa preoccupazione: il vincolo di bilancio US, fissato per legge a 14.294 mld$, stava per essere superato con conseguenze catastrofiche per gli Stati uniti d’America.

Se alcune importanti istituzioni finanziarie decidono in base a questi elementi di modificare i propri portafogli vendendo titoli di un paese impegnato in uno sforzo di risanamento dei propri conti pubblici giudicato positivamente dal Fondo monetario internazionale per comprare obbligazioni di un paese su cui incombe il rischio di fallimento, allora è possibile classificare tali scelte come orientate da comportamenti strategici e non ottimizzanti.
In una visione irenica del capitalismo la speculazione non esiste (2), trattandosi del “normale” premio di rischio che gli investitori pretendono per paesi le cui condizioni di bilancio sarebbero messe in crisi da un eccesso di spesa (si sottintende, sociale) che va ridotta, magari iscrivendo – senza troppe discussioni – il vincolo al pareggio di bilancio in Costituzione.

Maurizio Donato – Università di Teramo

(1) ”[..] La prima cosa importante da tenere a mente è che i conti pubblici italiani durante questa crisi si sono deteriorati molto meno di altri paesi, particolarmente il deficit e l’avanzo primario. Il rapporto debito/Pil è stato tradizionalmente alto per l’Italia, ma l’aumento del deficit non è stato così forte come in altri paesi. Gli obiettivi fiscali del governo, io credo, sono più o meno appropriati. Abbiamo anche visto nel 2010 che il deficit è stato più basso di quanto inizialmente previsto e questo aiuterà l’ottenimento di ulteriori miglioramenti nei conti pubblici il prossimo anno.” Trascrizione della conferenza stampa di presentazione del Fiscal Monitor del Fondo monetario internazionale, Washington, D.C. , 12 Aprile 2011

(2) Si può prendere ad esempio l’articolo di Roberto Perotti e Luigi Zingales, Crisi finanziaria. La speculazione non c’entra, il sole 24 ore, 9 luglio 2011

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