Robin Hood non abita qui: intervista a J. Stiglitz

Uno dei pochi economisti che ha previsto la crisi finanziaria del 2008, il premio Nobel Joseph Stiglitz, ha anche merito di aver avviato negli USA il dibattito “1% contro il 99%“.
Nel suo ultimo libro, The Price of Inequality, il professore della Columbia University ha sostenuto che la disuguaglianza economica porta alla disuguaglianza politica e quindi all’instabilità.

D. Nel suo libro, lei lascia intendere che una società equa è più efficiente e produttiva. In che modo la disuguaglianza distrugge la produttività e crea instabilità?

R. Il titolo del libro riflette una visione che si oppone all’argomento dei conservatori secondo cui la disuguaglianza può essere una cosa negativa, ma prendere delle misure contro di essa ucciderebbe la gallina dalle uova d’oro. La disuguaglianza è negativa per l’economia, la democrazia e la società. Molta della disuguaglianza negli USA deriva dalle rendite di posizione – monopoli, pratiche di sfruttamento da parte delle banche e sfruttamento delle risorse pubbliche da parte delle imprese. Nel contesto indiano la si può definire corruzione, ma noi la chiamiamo corruzione in stile americano, quella secondo la quale si cedono le risorse naturali al di sotto del loro prezzo di mercato. L’India lo sta facendo ora, ma gli USA hanno una lunga tradizione in questo. C’è una chiara connessione tra disuguaglianza e instabilità. Chi è assai ricco non spende tutto il reddito mensile e risparmia molto, mentre i più poveri spendono tutto quel che guadagnano. Così se si ridistribuisce il reddito dal basso all’alto, la domanda diminuisce. Ciò rende l’economia debole. Questo è quel che è avvenuto negli Stati Uniti. Noi avremmo avuto un’economia più debole, ma la FED è intervenuta con una politica che ha condotto alla creazione di una bolla: questo ha creato una maggiore domanda per compensare quella domanda che stava diminuendo in conseguenza di una redistribuzione del reddito dai poveri ai ricchi. Naturalmente, creando la bolla si è creata instabilità.

D. La crisi finanziaria iniziata nel 2008 sta ancora proseguendo ma sembra che nulla si stia facendo per controllare la disuguaglianza

R. Sia il FMI che la commissione dell’ONU che io ho presieduto sono giunte alla conclusione che la disuguaglianza è stata una delle cause principali della crisi. Non ne è stata la causa diretta, imputabile più all’eccesso di credito inesigibile, ma il cattivo credito è stato esso stesso un risultato della deregolamentazione e i tassi di interesse in aumento sono stati il risultato della disuguaglianza. Se noi non correggiamo la disuguaglianza e non facciamo qualcosa di diverso, sarà difficile tornare alla crescita robusta e alla prosperità. Ma è probabile che ci sarà una nuova bolla immobiliare.

D. Negli USA c’è molta rabbia verso Wall Street, ma nei dibattiti per le presidenziali, nessuno dei candidati ha pronunciato la parola disuguaglianza.

R. La politica americana è guidata dal denaro, ciascuno dei candidati spenderà milioni di dollari. Quando spendi così tanto devi rivolgerti a chi questo denaro lo ha e il denaro negli Stati Uniti lo ha chi sta al vertice. Non è pertanto una sorpresa che nella campagna elettorale americana non si senta parlare di disuguaglianza e dell’1% [Occupy Wall Street]. Nel bel mezzo della campagna elettorale, non mordi la mano di chi ti sta nutrendo.

D. Il dibattito 1% contro 99% è destinato a durare o è solo una cosa temporanea.

R. Sarà un problema americano, a meno che il problema della disuguaglianza non venga affrontato. Non è soltanto che il vertice che rappresenta l’1% possiede 3 – 4 volte di più di quello che possedeva negli anni 80. Ma la classe media si trova in condizioni peggiori di allora. Quando si ha questo grado di stagnazione nella classe media, si genereranno tensioni politiche.

D. Lei dice che il PIL non è l’indice esatto per misurare la forza reale di una Nazione. In India parliamo anche troppo della crescita del PIL. E’ un errore?

R. Non ho guardato i dati indiani attentamente, ma questo ha forti implicazioni per ogni paese. Nel caso della Cina, se si tiene in considerazione il degrado ambientale e l’esaurimento delle risorse, la crescita è molto meno alta di quel che appare. C’è bisogno di dibattere su questo argomento in India. Il vostro PIL pro capite sta crescendo, avete il numero di milionari pro capite più alto al mondo, ma allo stesso tempo c’è molta gente che vive in condizioni di povertà. Il PIL pro capite non riesce a cogliere quel che sta avvenendo. In India il progresso delle classi media e bassa è stato inferiore a quel che ci si attenderebbe guardando il solo PIL.

D. Che impatto avranno gli FDI nel commercio sull’economia indiana?

R. I difensori dell’FDI hanno probabilmente enfatizzato troppo questo aspetto. L’India si trova davvero in una posizione diversa rispetto ad un piccolo Paese in via di sviluppo. Voi avete un gran numero di imprenditori che sanno operarare a livello globale ed hanno accesso a tecnologie globali e sono molto ricchi. Così se aprire grandi supermercati fosse vantaggioso l’industria interna l’avrebbe già fatto.. Il non aver dato accesso agli FDI in India non è un problema. Wal-Mart è capace di produrre molti beni a prezzi più bassi di altri poiché gode di un forte potere di acquisto e userebbe questo potere per portare in India beni cinesi che spiazzerebbero le produzioni indiane. Così la preoccupazione non è tanto quella della chiusura dei piccoli negozi locali, ma lo spiazzamento della catena di produzione.

D. Ma le grandi catene possono creare più posti di lavoro.

R. Alcuni profitti di compagnie come Wal-Mart derivano dal nn pagare per l’assistenza sanitaria e pensionistica dei lavoratori. Queste non forniscono benefici per l’assistenza sanitaria e le mogli dei lavoratori possono ottenere questi benefici da altri datori di lavoro attraverso meccanismi alternativi. Le grandi compagnie potrebbero essere non buone datrici di lavoro.

Shobhan Saxena, Sunday Times of India, New Delhi 21 october 2012

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: