Crisi, Euro e coincidenze…

Virgen del Panecillo
di Luca Riccetti
Dipartimento di Management
Università Sapienza, Roma (Italy)

L’equivalenza osservazionale fa “brutti scherzi”. Vedi due cose che vanno assieme e ti sembra di poter ipotizzare un nesso di causalità tra l’una e l’altra. Poi scopri invece che è stato tutto un caso e che la causa vera era un’altra!
Questo post vuole essere solamente un breve seguito al post “Cosa muove davvero lo spread?”. Qui vorrei solo esprimere semplici concetti sulle politiche di austerità e sull’Euro.
Come visto nel suddetto post, in Italia c’è stato chi (Monti) si è preso il merito di aver abbassato lo spread, pur non essendo stato davvero determinante come qualcun altro (Draghi). Ma le tempistiche coincidenti gli sono state favorevoli.
Infatti le politiche di austerità si sono rivelate scarsamente utili, dato che miravano ad abbassare il rapporto debito/PIL e non vi sono riuscite. Invece, hanno comportato una recessione che ha ridotto il PIL del 2,3% nel 2012 (il peggior dato degli ultimi decenni se si esclude il 2009 col suo -5,1%), accompagnato dall’esplosione delle ore di cassa integrazione e, seconde le stime del FMI, dalla brusca salita per il tasso di disoccupazione dal 10,6% del 2012 al 12% previsto per quest’anno. La contrazione economica, unita alla mancata riduzione del debito pubblico (aumentato per i soldi messi nel Fondo salva-Stati ESM, ma anche per la recessione stessa con le conseguenti minori entrate fiscali, gli stabilizzatori automatici come i sussidi di disoccupazione, ecc.) ha quindi visto il rapporto debito/PIL crescere piuttosto che diminuire[1].
A questo punto non ci resta che ringraziare le forze contrarie all’austerità imposta dall’Europa. Forse le novità elettorali sono servite a spingere il Parlamento ed il Governo a stanziare i soldi per pagare parte dei debiti alle imprese, in modo da ridare ossigeno all’economia. La presenza di un crescente sentimento anti europeo in varie nazioni ha poi agevolato questa inversione di tendenza. Potrebbe essere un buon segnale. Peccato poi le esagerazioni di queste forze che a volte eccedono in campanilismo. Infatti, ora, chiusa la parentesi sulla coincidenza tra la riduzione dello spread e le politiche di austerità, vorrei brevemente far notare un’altra coincidenza, solo per far sorgere qualche dubbio ai più convinti detrattori dell’Euro. La crisi economica italiana è stata causata dall’entrata nell’Euro che è partito il primo gennaio 2002? O potrebbe essere una coincidenza con l’entrata della Cina nel WTO a dicembre 2001? O magari ci sono entrambe queste cose? O forse ci sono anche tanti altri fattori (che in questo blog si è ampiamente cercato di spiegare, si vedano ad es. i post “La questione è complessa”, “Globalizzazione e squilibri sociali”, “La crescita impossibile”, “Squilibri globali e debito pubblico”, gli interventi di Stiglitz, Greenwald, ecc.)?
Credo che occorra analizzare tutte le sfaccettature di questa crisi prima di esprimere opinioni affrettate. E’ più facile propagandare soluzioni da bar che cercare di comprendere bene tutti i fenomeni che si stanno sovrapponendo, ma scegliere la strada facile non risolverà i nostri problemi. Questa crisi deve essere un momento che va colto per ripensare lo sviluppo in un’ottica sostenibile dal punto di vista ambientale. Ci troviamo in una fase nella quale i Paesi sviluppati devono ridurre il consumo di beni materiali (decrescita) per spostare la crescita (crescita!) economica sui servizi alla persona (investendo in scuola, università, cultura, sanità…). Solo così potremo garantire uno standard di vita accettabile a tutti i cittadini di questo pianeta, senza compromettere la vita nei prossimi decenni. Ma spostarsi sui servizi significa uno sforzo di indirizzo politico nella scelta dei servizi utili, mentre finora si sono sviluppati servizi atti a redistribuire il reddito da molti a pochi (si pensi alla speculazione finanziaria in paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, o al gioco d’azzardo in nazioni come l’Italia), aggravando la situazione già strutturalmente critica.

[1] In questa nota vorrei esporre una considerazione veramente poco rilevante in pratica, ma divertente da fare. Il tutto prescindendo dalla mia opinione sulla scarsa utilità del PIL come misura di benessere (sull’argomento si veda ad es. il post “Misurare il benessere col PIL, lo spazio-tempo a litri e la cultura a chili”). Il rapporto debito/PIL, come tutti i rapporti, può essere abbassato riducendo il numeratore o alzando il denominatore. Nel nostro caso il numeratore è cresciuto e il denominatore si è ridotto, quindi peggio di così non sarebbe potuto andare! Però, in linea teorica le politiche di austerità sarebbero dovute servire per ridurre il numeratore. Chi governava sapeva che numeratore e denominatore sono correlati e che quindi poteva accadere che questa stessa politica avrebbe abbassato entrambi (cioè ci sarebbe stata una recessione assieme all’aggiustamento dei conti pubblici, come “chiesto dall’Europa”). Le politiche di austerità miravano quindi a far ridurre il numeratore più del denominatore. Segnalo solo che se il rapporto è sopra il 100% questo obiettivo è ancora più difficile di quando il rapporto è sotto il 100%, per semplici proprietà matematiche. Facciamo un esempio con due casi: a) avete 80 € di debito e 100 € di reddito. Il rapporto è 80%. Ora riducete sia il numeratore che il denominatore di 10 €. Il rapporto diviene 70/90 = 77,8%. Si è ridotto. Bene. Caso b) avete 120 € di debito e 100 € di reddito. Il rapporto è 120%. Riducete di nuovo entrambi di 10 €. Il nuovo rapporto è 110/90 = 122,2%. Si è alzato! Se invece aumentate sia il numeratore che il denominatore di 10 €, il rapporto diviene 130/110 = 118,2%, quindi si riduce! Quando si parte da un rapporto sopra al 100%, come il rapporto debito/PIL italiano, è più facile ridurre il rapporto facendo aumentare sia il numeratore che il denominatore, piuttosto che facendoli diminuire!

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